L’eterna ricerca dell’immortalità o perlomeno la versione “alternativa” a quella, il tentativo di vincere la morte che da Mary Shelley a Borges incontra il mesmerismo di Poe e, nel film argentino Inmortal di Fernando Spiner visto nell’edizione online del Trieste science fiction festival 2020, incontrando la quantistica si fa materia in una “zona della morte”, mondo parallelo creato dallo scienziato Benedetti ispirato dal gatto di Schroeder…
La protagonista è Ana, ragazza italoargentina che ritorna a Buenos Aires da Roma per le pratiche riguardanti l’eredità del padre, amato ma con cui non si è mai compresa a causa della sua indipendenza che la porta alla professione di fotografa giramondo, e qui scopre gli esperimenti dello scienziato accusato da lei di aver rovinato il padre. Indagherà sugli esperimenti e sulla strana azienda che sta dietro a questo commercio di morte e… resurrezione…
Un interessante film fantascientifico dalla terra del Che (nella nazione sudamericana da sempre la ciencia ficcion è frequentata sia dal cinema che dalla letteratura e dal fumetto di cui l’Eternauta di Oersterheld ne è esempio tra i più alti…) con stile vintage e una traccia di sapore filosofico sulla paura della morte e la sua esorcizzazione (naturalmente non senza che qualcuno pensi di guadagnarci su…).
La fotografa è armata di CANON, principale e unico product placement del film.