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CINEMA
25 Marzo 2025 - 16:38

COLONIZZARE E DUPLICARE E' QUESTO IL FUTURO?

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Mickey 17 (Bong Jon-hoo, SudCorea, 2025)
COLONIZZARE E DUPLICARE E' QUESTO IL FUTURO?

Ormai è evidente, giunti al suo 8° lungometraggio, come al sudcoreano Bong Jon-hoo interessi principalmente raccontare le storture della società e le ingiustizie sociali mischiandole con la sua passione per il cinema di genere. Sempre, nei suoi film, che siano di fantascienza (Okja, Snowpiercer, The Host) o crime-noir (Madre, Memorie di un assassino), per non parlare del suo più noto Parasite in cui Bong sulla differenza di classe costruisce tutto il suo strambo e geniale film, questi temi sono brace che arde sotto la trama di genere. Un’altra sua passione sono le invenzioni di mostruosi esseri alla fine buoni e simpatici (Okja, The Host).

In Mickey 17 tutto questo è oltremodo evidente. Il mondo su cui è costretto a rifugiarsi Mickey Barnes (Robert Patterson) è un lontano pianeta ghiacciato su cui un politico idiota e parassita di nome Kenneth Marshall (strepitoso Mark Ruffalo) governa in modo dittatoriale. In pratica si tratta della spedizione di un manipolo di coloni che devono esplorare questa nuova terra e lo fanno mandando in avanscoperta Mickey che è chiamato a testare veleni, zone pericolose e tutto ciò che non si conosce, perché lui è un “sacrificabile” ovvero un uomo che può essere ucciso perché poi con un replicatore, che sembra una grossa stampante 3D, viene rigenerato ogni volta che muore e gli vengono innestate tutte le sue memorie precedenti; in pratica resuscita come copia identica del precedente, infatti è alla sua diciassettesima “reincarnazione”. Sul pianeta ha anche una storia d’amore con la soldatessa Nasha (Naomi Ackie). Un giorno finisce in un crepaccio dove è lasciato a morire mentre viene creata la sua copia, Mickey 18. L’incontro con degli strani esseri, abitanti originali del pianeta simili a grossi vermi che si aprono lasciando intravvedere tentacoli poco amichevoli, gli salva la vita, infatti questi ultimi non sono affatto cattivi e invece lo aiutano a ritornare alla base.

A questo punto nasce un problema perché la legge di Kenneth Marshall vieta l’esistenza di due “multipli” dello stesso uomo (cosa che invece fa piacere a Nasha che già pregusta un… doppio amante…). Inoltre (non molto logicamente) i caratteri dei due Mickey sono assai diversi, il 17 mite e remissivo, il 18 ribelle e violento.

Il romanzo da cui è tratto il film, Mickey 7 di Edward Ashton, narra la vicenda puntando soprattutto sull’adattamento degli uomini al nuovo pianeta, sulle domande etiche riguardo alla creazione di cloni, sull’identità (un uomo duplicato seppur con la stessa mente replicata, è lo stesso uomo?) e su “dove ci porta il progresso”, e tutto ciò è mantenuto in parte nel film. Ma Bong schiaccia l’acceleratore sui temi che si diceva all’inizio, le forme di potere in mano a pazzi egocentrici circondati da leccapiedi (e basta guardare un telegiornale per incontrarne vari in ogni angolo del “nostro” di pianeta), sullo sterminio di popolazioni solo perché strane e “diverse” (e anche qui non abbiamo che l’imbarazzo della scelta), sul rapporto tra chi governa e chi deve sottomettersi a regole assurde, alla mediaticità fallace e ingannatrice, ai trafficoni “furbi” e vigliacchi che germogliano in tale humus societario. Insomma la metafora non mi sembra neppure troppo nascosta…

Il film è al solito pieno di vigore visivo ed interpretativo (difficile annoiarsi nei film di questo regista) ma ha anche una difficoltà nell’amalgamare il grottesco (il personaggio della moglie del politico, un’arcigna e manipolatrice Toni Collette, e le sue salse, se utile per rappresentare la mancanza di umanità dei ricchi snob, non mi pare centrato con il tono del film) con la trama fantascientifica e umanistica. Ogni tanto gira a vuoto ma è comunque un film in cui si vede la mano del grande regista sudcoreano. (voto 6,5)

No product placement

Stefano Barbacini

Mickey 17

Regia: John-ho Bong
Produzione: Warner Bros
Data di uscita: 10/03/2025
Cast:
Steven Yeun

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