Allora: cominciamo dall'inizio.
Esistono tre generazioni di replicanti che ovviamente vivono a distanza di anni anche se nel film le tre situazioni sono sovrapposte in maniera apparentemente casuale (e di fattto è così rendendo il film molto ambizioso e confusionario).
Comunque la prima generazione ha una data di scadenza, unica cosa che si può di fatto paragonare a Blade Runner, film al quale ovviamente il regista Zhang Linzi, sul palco del Giovanni da Udine, dice di essersi ispirato... cosa che lo porta molto vicino a quel Sequence Break ispirato da Suspiria di cui avevamo parlato durante il festival di Torino.
Bene la prima generazione pensa che gli umani sappiano fare le cose meglio dei replicanti perchè dotati di paura e così il replicante protagonista si diverte a sfidare alle gare da corsa un amico fin troppo intimo che però sa che non potra mai battere. Product placement dei Tokyo Tires.
La seconda generazione vive più a lungo e ha l'apparato riproduttivo a tal punto che il replicante protagonista della storia che fa il pugile (product placement Everlast) riesce ad amare una dottoressa umana e ad avere un figlio da lei.
La terza generazione (il figlio dei due ormai adulto) è convinta che i replicanti siano estinti e lui ne ha bisogno perhè ha ereditato una strana malattia dal padre ed ha bisogno di trasfusioni di altri suoi simili. Finalmente ne trova uno ermafrodita la cui particolarità per la terza generazione è quella di volere un nome al posto di un numero.
La quarta siamo noi che siamo riusciti a resistere a questo polpettone assurdo di due ore che non aggiunge assolutamente niente a questi cloni di Philiph Dick