La regina dei castelli di carta è la trasposizione filmica del terzo romanzo della "trilogia Millennium" dall'omonimo best-seller di Stieg Larsson, e chiude anche sul grande schermo le vicende della hacker punk Lisbeth Salander e del giornalista investigativo Mikael Blomkvist, che il pubblico ha imparato ad amare nei precedenti capitoli Uomini che odiano le donne e La ragazza che giocava col fuoco. Molto si è detto sugli adattamenti cinematografici della saga poliziesco-investigativa di Larsson, e molte parole sono state spese sui cambi alla regia rispetto al primo adattamento della serie (a detta dei più il meglio riuscito). Questo ultimo capitolo in effetti ha un plot che, necessariamente, preme sul pedale del freno (Lisbeth si sveglia in ospedale e dovrà successivamente affrontare un processo) dal punto di vista dell'azione, vira sul versante spy-story (e sbroglia il passato incompiuto della protagonista) e sul genere legal-thriller. Ritroviamo naturalmente a fianco di Lisbeth il cocciuto Mikael Blomkvist, redattore d'assalto del magazine Millennium, che avrà un ruolo chiave nella vicenda e nel tentativo di riabilitare la sua protetta, ormai agli occhi della società una fuorilegge psicotica e violenta. E così tra servizi segreti (deviati e non), killer psicopatici quasi in stile Michael Myers, colpi di scena e capovolgimenti processuali, con questo ultimo film viene fatta finalmente luce sull'intera storia della protagonista Lisbeth e gli oscuri disegni che la circondavano sin da bambina e ne hanno segnato crudelmente il destino. A mio parere, sebbene inevitabilmente più lento nello svolgimento, quest'ultimo film della trilogia risulta il più interessante, sfaccettato e complesso, muovendosi con disinvoltura tra diversi generi e sottogeneri cinematografici. Anche la regia di Daniel Alfredson è ferma ed asciutta, a mio avviso molto adatta alla vicenda narrata. Il film è inoltre pieno di piazzamenti abilmente realizzati, e ci regala una carrellata notevolissime su una serie di marchi famosi che andiamo ora ad analizzare. L'inserimento migliore e più riuscito è secondo noi quello protagonista assoluto della sequenza iniziale, in cui Mikael Blomkvist girovaga per la cucina del suo appartamento leggendo un dossier riservato dei servizi segreti svedesi, e si prepara una bella tazza di caffè con una macchina da caffè Gaggia, con brand in bella vista e perfettamente inquadrato. Nulla di meglio per iniziare la giornata di un giornalista investigativo! A seguire segnaliamo i laptop Apple, usati sia da Blomkvist che nella redazione di Millennium (dove peraltro spunta anche un HP). Alla fine della pellicola, i portatili Apple registreranno la bellezza di sette apparizioni in altrettante scene, e sempre con il caratteristico logo della mela bene in vista. Passando ora al comparto autoveicoli, si segnala innanzitutto la Toyota Prius del protagonista maschile, che evidentemente sensibile ai temi ambientalisti sceglie la berlina ibrida benzina/elettrica dell'azienda giapponese leader mondiale nell'automotive per numero di veicoli immatricolati. Vediamo poi delle autovetture Volvo (la polizia svedese), ed anche Lexus (SUV), Audi, Mercedes a Chevrolet (con un vecchio fuoristrada) mettono a segno dei piazzamenti facilmente riconoscibili. Tornando ancora al comparto elettronico, com'è facile immaginare i cellulari (in questo caso smartphone) visibili nel film sono ovviamente Sony Ericsson, joint venture erede della storica azienda di telecomunicazioni svedese Ericcson. Vediamo poi che i sistemi operativi dei PC sono targati Microsoft, in particolare Windows XP; anche il logo del software Adobe PDF è riconoscibile, sistema usato da milioni di utenti nel mondo per creare documenti nonchè cavallo di battaglia di Adobe Systems Incorporated. Chiudiamo con Skandic Hotel, catena alberghiera molto popolare in scandinavia (ed ora parte del gruppo Hilton Worldwide) e la catena di abbigliamento svedese H&M (ormai famosa nel mondo), che vediamo scelta per fornire a Lisbeth degli abiti (nonchè relativo sacchetto griffato con logo H&M) quando la stessa deve essere dimessa dall'ospedale e trasferita in carcere. Terminiamo il nostro escursus nei product placement di La regina dei castelli di carta con il servizio postale svedese, il cui logo è ben visibile su una cassetta postale. In definitiva, film interessante e godibile, dai numerosi colpi di scena e capovolgimenti improvvisi, in cui mai come prima la criptica Lisbeth è sugli scudi e protagonista assoluta attorno a cui ruotano a 360° le vicende di tutti gli altri personaggi di questa lunga storia che qui trova finalmente il suo compimento. E sono ottimamente inseriti anche i marchi che vi abbiamo riportato, il che rende la pellicola ottimamente riuscita anche dal punto di vista del product placement.